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A Nicola Ulivieri vanno intanto rivolti i complimenti per la sottigliezza, la delicatezza e l'intensità mostrate nell'avere assecondato una lettura così particolare di Don Quichotte: in carrozzina o nel letto, in pigiama o in abiti borghesi, manteneva sempre una nobiltà di tratti enfatizzata da una voce morbida e estesa, dal legato di alta scuola e tanto più efficace quanto più sobria nella caratterizzazione dei dettagli. Perché i tempi di Šaljapin sono passati, e oggi i cantanti troppo gigioni sono davvero fuori luogo. Nicola Cattò (rivistamusica.com)
Nicola Ulivieri, che dall'alto della sua esperienza debutta nella parte di Don Quichotte, è un artista assoluto e delinea un protagonista scevro da ogni atteggiamento istrionico per divenire poeta dell'espressione lirica dolce e malinconica, dove la parola non cede mai alla solenne declamazione ma preferisce il canto a fior di labbro. Ed è così che un vero capolavoro diviene il canto sofferente e lieve con cui si rivolge nel terzo atto a Dulcinée nell'arioso "O toi, dont le bras nus sont plus frais que la mousse". Anche nel finale evita ogni accento epico e grottesco e consegna una morte delicata e soffusa. Alessandro Mormile (connessiallopera.it)
Nicola Ulivieri è un Don Quichotte superlativo, signorile, elegante e capace di rendere tutte le sfumature del complesso personaggio. Riempie la scena con una vocalità raffinata, ben proiettata, dalla tecnica sopraffina. Il suo registro basso è sempre pieno: i suoi armonici raggiungono i presenti trasmettendo emozioni indescrivibili, rese ancora più intense da una postura solenne, tale sia quando è in piedi, sia quando è in carrozzina e sia quando è sdraiato sul letto. Rappresenta un vero capolavoro il suo rivolgersi, nel terzo atto, a Dulcinée nell'arioso O toi, dont le bras nus sont plus frais que la mousse: intimo, delicato e sofferente. Annunziato Gentiluomo (artinmovimento.com)
Per Nicola Ulivieri questo ruolo è un debutto. Seguiamo il cantante da più di 20 anni e ricordiamo il suo Alidoro a Pesaro o la sua partecipazione nel Viaggio a Reims alla Scala. Ottimo il suo francese e la sua prosodia sostenuta da un canto morbido e dilatato che ben tratteggia il cavaliere sognatore. Grazie ad un canto sempre nobile e ben proiettato l'anziano sulla sedia a rotelle non suscita compassione ma comprensione. Fabio Tranchida (iltrilloparlante.com)
Ma domina la serata la personalità matura e contagiosa di Nicola Ulivieri (talora anche i bassi hanno una parte da protagonista), applauditissimo per una prova caratterizzata da sensibilità, piena consapevolezza stilistica e magistrale dosaggio di fraseggi e colori. Enrico Girardi (Il Corriere della Sera)
Nicola Ulivieri, basso di lunga esperienza, qui impegnato a disegnare un Don Quichotte delicato e sognante, con un canto sfumato e voce vellutata e ben proiettata. (theblogartpost.it)
Nel ruolo del protagonista, Nicola Ulivieri è stato il fulcro autentico della serata, l'anima che ha dato sostanza al sogno. La voce ha quel colore antico, brunito e terso, che si sposa perfettamente con la malinconia di Don Quichotte, uomo disilluso ma non vinto. Tutto è scolpito con finezza: le mezzevoci, gli accenti, i silenzi, l'intelligenza con cui trasforma la declamazione in confessione. Nel duetto finale, quando la follia si dissolve in dolcezza, Ulivieri sfiora la verità del personaggio con un'intensità discreta, quasi sussurrata. Pierluigi Guadagni (mtglirica.com)
Qui la voce del protagonista è quella del basso Nicola Ulivieri, debutto nel ruolo, che in questa fase della sua carriera si sta addentrando nel repertorio dell'opera francese. Tratteggia un Don Quichotte malinconico tutto gestito sull'estrema musicalità e cantabilità della scrittura della sua parte che richiede momenti di fil di voce come di estrema irruenza in altri passaggi come nella scena della battaglia, in linea anche con la lettura registica, evitando di cadere nel grottesco. Federica Fanizza (sipario.it)
Il basso elegante Nicola Ulivieri, sottile e dal bel chiaroscuro, è ideale per la versione intimista dell'opera. Carla Morciano (Il Sole 24 Ore)
Debutta nel titolo Nicola Ulivieri che mostra, innanzitutto, la classe innata di un artista di razza. Prova ne sono, ad esempio, la raffinatezza e la morbidezza di una emissione sempre controllata, ma anche, e soprattutto, la consapevolezza di un canto naturalmente espressivo. Ulivieri disegna un eroe romantico, tutto racchiuso in una toccante e dolente malinconia, un cavaliere di aristocratica eleganza. Un personaggio a tutto tondo, sbalzato con un fraseggio lineare ed immediato. Particolarmente toccante, per altro, è la scena della morte, cesellata con struggente intensità. Marco Faverzani | Giorgio Panigati (operalibera.net)
The true center of the performance is undoubtedly Nicola Ulivieri as Don Quichotte, marking his debut in the role. His portrayal stands out for its intelligence and theatrical instinct: far removed from any temptation toward self-indulgent protagonism, it is grounded in a supple vocal line, broad legato, and unfailing nobility. Ulivieri shapes a fragile knight who never asks for pity. His voice: substantial, homogeneous, and beautifully colored, especially in the central register, adapts naturally to Massenet's writing, privileging emotional depth and mezza voce singing. A moment of particular intensity was in the Act four duet, where he delivered with veiled and deeply moving emotion; equally compelling is the final scene, conceived as a last breath dissolving into sleep, which Ulivieri renders profoundly touching. Bernardo Gaitán (operawire.com)
Nicola Ulivieri, nel ruolo dell'haute chevalier, offre al pubblico un protagonista improntato alla dolcezza e alla malinconia, calandosi perfettamente nei panni dell'anziano malato grazie a emblematici cambi d'espressione che restituiscono con forza il senso della caduta delle illusioni. Da menzionare in particolare la Sérénade à Dulcinée del I atto, "Quand apparaissent les étoiles", così come la preghiera "Seigneur, reçois mon âme" del III atto. Matteo Lebiu (apemusicale.it)
Nicola Ulivieri, nel ruolo del protagonista, è un tassello essenziale in questa produzione. Non solo per i meriti di natura (la fisionomia iberica e il physique du rôle), ma soprattutto per la linea di canto elegante e il fraseggio cesellato, l'ottima dizione, unita a una recitazione a dir poco perfetta che lo rende il cardine indiscusso dello spettacolo. Giulio Solzi Gaboardi (laprovinciacr.it)
El verdadero centro del espectáculo es, sin duda, el Don Quichotte de Nicola Ulivieri, quien debutó en el papel. Su interpretación destaca por inteligencia e histrionismo: alejada de cualquier tentación de protagonismo, se apoya en un canto mórbido, de amplio legato y siempre noble. Ulivieri perfila un caballero frágil, pero que no solicita compasión. La voz, corpórea, homogénea y de bellísimo color, especialmente en el registro central, se adapta con naturalidad a la escritura de Massenet, privilegiando la expresión emocional y el canto a mezza voce. Un momento de particular intensidad fue el dueto del cuarto acto, donde Ulivieri se entregó con una emoción velada y profundamente conmovedora; igualmente cautivadora es la escena final, concebida como un último aliento que se disuelve en el sueño, que Ulivieri interpreta profundamente conmovedora. Bernardo Gaitán (operaworld.es)
Su tutti poi: Nicola Ulivieri. Un Don Quichotte teatralmente ineccepibile. Vocalmente quasi monumentale. Di una musicalità a tratti sfavillante. Ma, nel contempo, intensa. Sentita. Profondamente amara nell'ultimo atto della morte del suo personaggio. Non ha mai caricato il registro più basso per evitare che la parte potesse scivolare in accenti ulteriormente grotteschi. Roberto Fiorentini (cremonasera.it)
Nicola Ulivieri centra alla perfezione l'immagine umana, prima ancora che nobilmente tronfia, di Don Quichotte, con una verità ed una "presa d'incoscienza", venate d'inquietudine, in parte parallele a quelle di Falstaff (entrambi i personaggi sono i testamenti spirituali dei rispettivi compositori), sfoggiando bel timbro e freschezza vocale quasi intatta, buon volume, accentazione e fraseggio squisiti, riempiendo la scena con la personalità di chi ha capito e fatto proprio ciò che canta ed interpreta. Mattia Marino Merlo (lesalonmusical.it)
Nicola Ulivieri incarna straordinariamente quel personaggio, per il quale non occorre solo la voce, non serve solo il saper interpretare, ma è indispensabile un certo tipo di percettività che elevino l'artista oltre il ruolo. Il suo Don Quichotte è giocato perfettamente sull'alternanza tra i passaggi svettanti e le lunghe pagine dolci, delicate, giocate con tutte le nuance possibili nei piani e nei pianissimi di quell'essere umano che percorre il suo ultimo viaggio. Un fraseggio encomiabile che deriva certamente dal suo essere un grande belcantista. William Fratti (operalibera.net)
Al centro della scena, Nicola Ulivieri firma un Don Quichotte di grande spessore. La voce ha corpo, autorevolezza, ma soprattutto una qualità narrativa rara: ogni frase sembra nascere da un pensiero, non da un automatismo vocale. Il personaggio prende forma attraverso una progressiva sottrazione, fino a un finale di intensa umanità, dove la follia non esplode ma si posa, come una stanchezza piena di dignità. Una prova davvero convincente. Alessandro Arnoldo (artesnews.it)
La compagnia di canto, che nell'insieme offre una prestazione di ragguardevole livello, ha la sua punta di diamante in Nicola Ulivieri, che in virtù di una tenuta vocale immacolata è capace di toccare tutte le corde del protagonista e di restituirle con intensità. Martino Pinali (operaclick.com)
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“…svetta per omogeneità di tecnica e densità di tinta bronzea il basso Nicola Ulivieri, Giorgio ben saldo e accattivante per una cifra emotiva a metà strada tra il fascinoso Guido nell’Elena del Mercadante e il diversamente protettivo Germont padre verdiano. Bellissimo pertanto il suo “Piangi, o figlia sul mio seno” e, in ulteriore esposizione dolente, la sua cronaca in diretta sulla follia della fanciulla narrata nella romanza con Coro “Cinta di fiori e col bel crin disciolto”, alla seconda scena dell’atto II.” (Paola De Simone, Connessi all’opera)
“Nicola Ulivieri esprime pienamente la nobiltà d’animo di Lord Giorgio Valton e valorizza magnificamente le lunghe arcate delle meravigliose melodie di Bellini.” (Mauro Mariani, Giornale della musica)
“Più che positiva la prova di Nicola Ulivieri, un Giorgio Valton di sorvegliata raffinatezza e applaudito con convinzione per la sua voce dalla grana pregiata e generosa, oltre che sontuosa in Suoni la tromba.” (Simone Ricci, Opera libera)
“Ottimo il Giorgio di Nicola Ulivieri per nobiltà della linea di canto, omogeneità della voce e autorevolezza scenica.” (Francesco Giudiceandrea, GBOpera)
© Fabrizio Sansoni / Teatro dell'Opera di Roma
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Per qualsiasi tipo di ingaggio Nicola Ulivieri ha un contratto di world management con InArtManagement