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Critiche e commenti – I Puritani 

A tentare di appianare i dissidi e curare i dolori è Giorgio, qui reso in maniera eccelsa e raffinata dal basso Nicola Ulivieri, artista che ben si conosce e che ogni volta conferma la bontà dello strumento vocale e la sapienza interpretativa, regalandoci momenti di gran teatro musicale, mettendo in risalto tutte le sfumature di un uomo che è “secondo padre”, afflitto e addolorato per le sorti della nipote. Sul versante musicale si fa ben apprezzare per timbro, colori ed eleganza, distinguendosi ed al contempo ben amalgamandosi con Del Savio nel celebre duetto Suoni la tromba, ma eseguendo con bellissime nuances ancor prima l’aria Cinta di fiori.
Leonardo Crosetti (lesalonmusical.it)

Emerge con forza Nicola Ulivieri. Il suo Giorgio si distingue per autorevolezza vocale e nobiltà interpretativa.
L’emissione è salda in tutta la gamma. Il fraseggio appare curato e sempre rispettoso dello stile belliniano.
“Cinta di fiori” ottiene uno dei maggiori successi della serata. Ulivieri evita ogni enfasi, privilegiando linea e colore.
Dante Muro (backdigit.com)

Nicola Ulivieri completa il quadro con un Giorgio Valton di solidità verdiana, come se portasse in questo Bellini una muscolatura drammatica che il ruolo tollera e anzi richiede.
Massimo Bernardini (huffingtonpost.it)

Nicola Ulivieri possiede una voce piena e calda, funzionale nell’esprimere il carattere “paterno” e conciliante di Giorgio Valton.
Lodovico Buscatti (operaclick.com)

Nicola Ulivieri, Giorgio Valton, fraseggiatore e interprete autorevole.
Antonio Tirotta (apemusicale.it)

Nicola Ulivieri campe un Giorgio Valton tout en prestance, tant dans l’incarnation d’un oncle dévoué que dans l’emploi d’une voix de basse charnue.
Pierre Géraudie (olyrix.com)

Nicola Ulivieri prête au personnage sa stature protectrice et sa voix profonde, attributs nécessaires ici parfaitement en situation.
Maurice Salles (forumopera.com)

Molto bene poi anche il basso Nicola Ulivieri nei panni di Giorgio Valton, zio di Elvira, apprezzato anche per l’autorevole presenza scenica, insomma convincente sotto ogni profilo.
Attilio Piovano (ilcorrieremusicale.it)

Splendido è anche il Giorgio Valton di Nicola Ulivieri, perfettamente a suo agio nella cantabilità di un dolente “Cinta di fiori” così come nella veemenza di “Suoni la tromba e intrepido”.
Margherita Panarelli (operalibera.net)

Altrettanto apprezzabile il Giorgio Valton di Nicola Ulivieri, che a un bel timbro ambrato e ad un fraseggio attento unisce un ottimo controllo dell’emissione ed una proiezione sicura e piena.

Ilaria Castellazzi (operamundus.com)

Ulivieri offre una lezione di canto nobile e autorevole: emissione saldissima, fraseggio scolpito parola per parola, legato sontuoso e una presenza scenica di grande umanità. “Cinta di fiori” diventa nelle sue mani un momento di autentica poesia, accolto da uno degli applausi più calorosi della serata. Il basso toscano domina il ruolo senza mai forzare, con quella naturale eleganza stilistica che distingue i grandi interpreti del repertorio belcantista.
Dante Muro (sipario.it)

Nicola Ulivieri è un Giorgio assolutamente convincente e rappresenta la vera costante di tutta la recita. Il fraseggio espressivo, la pastosità della voce e l’imponente, consapevole presenza scenica ne fanno un punto di riferimento solido. In Cinta di fiori e col bel crin disciolto riesce a rendere in modo credibilissimo il dolore dello zio di fronte alla follia della nipote, esprimendo, con maestria, la grande umanità il personaggio.
Annunziato Gentiluomo (artinmovimento.com)

 

Critiche e commenti – Don Quichotte

Rivista Musica

A Nicola Ulivieri vanno intanto rivolti i complimenti per la sottigliezza, la delicatezza e l'intensità mostrate nell'avere assecondato una lettura così particolare di Don Quichotte: in carrozzina o nel letto, in pigiama o in abiti borghesi, manteneva sempre una nobiltà di tratti enfatizzata da una voce morbida e estesa, dal legato di alta scuola e tanto più efficace quanto più sobria nella caratterizzazione dei dettagli. Perché i tempi di Šaljapin sono passati, e oggi i cantanti troppo gigioni sono davvero fuori luogo. Nicola Cattò (rivistamusica.com)

Connessi all'Opera

Nicola Ulivieri, che dall'alto della sua esperienza debutta nella parte di Don Quichotte, è un artista assoluto e delinea un protagonista scevro da ogni atteggiamento istrionico per divenire poeta dell'espressione lirica dolce e malinconica, dove la parola non cede mai alla solenne declamazione ma preferisce il canto a fior di labbro. Ed è così che un vero capolavoro diviene il canto sofferente e lieve con cui si rivolge nel terzo atto a Dulcinée nell'arioso "O toi, dont le bras nus sont plus frais que la mousse". Anche nel finale evita ogni accento epico e grottesco e consegna una morte delicata e soffusa. Alessandro Mormile (connessiallopera.it)

Arti in Movimento

Nicola Ulivieri è un Don Quichotte superlativo, signorile, elegante e capace di rendere tutte le sfumature del complesso personaggio. Riempie la scena con una vocalità raffinata, ben proiettata, dalla tecnica sopraffina. Il suo registro basso è sempre pieno: i suoi armonici raggiungono i presenti trasmettendo emozioni indescrivibili, rese ancora più intense da una postura solenne, tale sia quando è in piedi, sia quando è in carrozzina e sia quando è sdraiato sul letto. Rappresenta un vero capolavoro il suo rivolgersi, nel terzo atto, a Dulcinée nell'arioso O toi, dont le bras nus sont plus frais que la mousse: intimo, delicato e sofferente. Annunziato Gentiluomo (artinmovimento.com)

Il Trillo Parlante

Per Nicola Ulivieri questo ruolo è un debutto. Seguiamo il cantante da più di 20 anni e ricordiamo il suo Alidoro a Pesaro o la sua partecipazione nel Viaggio a Reims alla Scala. Ottimo il suo francese e la sua prosodia sostenuta da un canto morbido e dilatato che ben tratteggia il cavaliere sognatore. Grazie ad un canto sempre nobile e ben proiettato l'anziano sulla sedia a rotelle non suscita compassione ma comprensione. Fabio Tranchida (iltrilloparlante.com)

Il Corriere della Sera

Ma domina la serata la personalità matura e contagiosa di Nicola Ulivieri (talora anche i bassi hanno una parte da protagonista), applauditissimo per una prova caratterizzata da sensibilità, piena consapevolezza stilistica e magistrale dosaggio di fraseggi e colori. Enrico Girardi (Il Corriere della Sera)

The Blog Art Post

Nicola Ulivieri, basso di lunga esperienza, qui impegnato a disegnare un Don Quichotte delicato e sognante, con un canto sfumato e voce vellutata e ben proiettata. (theblogartpost.it)

MTG Lirica

Nel ruolo del protagonista, Nicola Ulivieri è stato il fulcro autentico della serata, l'anima che ha dato sostanza al sogno. La voce ha quel colore antico, brunito e terso, che si sposa perfettamente con la malinconia di Don Quichotte, uomo disilluso ma non vinto. Tutto è scolpito con finezza: le mezzevoci, gli accenti, i silenzi, l'intelligenza con cui trasforma la declamazione in confessione. Nel duetto finale, quando la follia si dissolve in dolcezza, Ulivieri sfiora la verità del personaggio con un'intensità discreta, quasi sussurrata. Pierluigi Guadagni (mtglirica.com)

Sipario

Qui la voce del protagonista è quella del basso Nicola Ulivieri, debutto nel ruolo, che in questa fase della sua carriera si sta addentrando nel repertorio dell'opera francese. Tratteggia un Don Quichotte malinconico tutto gestito sull'estrema musicalità e cantabilità della scrittura della sua parte che richiede momenti di fil di voce come di estrema irruenza in altri passaggi come nella scena della battaglia, in linea anche con la lettura registica, evitando di cadere nel grottesco. Federica Fanizza (sipario.it)

Il Sole 24 Ore

Il basso elegante Nicola Ulivieri, sottile e dal bel chiaroscuro, è ideale per la versione intimista dell'opera. Carla Morciano (Il Sole 24 Ore)

Opera Libera (Como)

Debutta nel titolo Nicola Ulivieri che mostra, innanzitutto, la classe innata di un artista di razza. Prova ne sono, ad esempio, la raffinatezza e la morbidezza di una emissione sempre controllata, ma anche, e soprattutto, la consapevolezza di un canto naturalmente espressivo. Ulivieri disegna un eroe romantico, tutto racchiuso in una toccante e dolente malinconia, un cavaliere di aristocratica eleganza. Un personaggio a tutto tondo, sbalzato con un fraseggio lineare ed immediato. Particolarmente toccante, per altro, è la scena della morte, cesellata con struggente intensità. Marco Faverzani | Giorgio Panigati (operalibera.net)

Opera Wire

The true center of the performance is undoubtedly Nicola Ulivieri as Don Quichotte, marking his debut in the role. His portrayal stands out for its intelligence and theatrical instinct: far removed from any temptation toward self-indulgent protagonism, it is grounded in a supple vocal line, broad legato, and unfailing nobility. Ulivieri shapes a fragile knight who never asks for pity. His voice: substantial, homogeneous, and beautifully colored, especially in the central register, adapts naturally to Massenet's writing, privileging emotional depth and mezza voce singing. A moment of particular intensity was in the Act four duet, where he delivered with veiled and deeply moving emotion; equally compelling is the final scene, conceived as a last breath dissolving into sleep, which Ulivieri renders profoundly touching. Bernardo Gaitán (operawire.com)

L'Ape Musicale

Nicola Ulivieri, nel ruolo dell'haute chevalier, offre al pubblico un protagonista improntato alla dolcezza e alla malinconia, calandosi perfettamente nei panni dell'anziano malato grazie a emblematici cambi d'espressione che restituiscono con forza il senso della caduta delle illusioni. Da menzionare in particolare la Sérénade à Dulcinée del I atto, "Quand apparaissent les étoiles", così come la preghiera "Seigneur, reçois mon âme" del III atto. Matteo Lebiu (apemusicale.it)

La Provincia Cremona

Nicola Ulivieri, nel ruolo del protagonista, è un tassello essenziale in questa produzione. Non solo per i meriti di natura (la fisionomia iberica e il physique du rôle), ma soprattutto per la linea di canto elegante e il fraseggio cesellato, l'ottima dizione, unita a una recitazione a dir poco perfetta che lo rende il cardine indiscusso dello spettacolo. Giulio Solzi Gaboardi (laprovinciacr.it)

Opera World

El verdadero centro del espectáculo es, sin duda, el Don Quichotte de Nicola Ulivieri, quien debutó en el papel. Su interpretación destaca por inteligencia e histrionismo: alejada de cualquier tentación de protagonismo, se apoya en un canto mórbido, de amplio legato y siempre noble. Ulivieri perfila un caballero frágil, pero que no solicita compasión. La voz, corpórea, homogénea y de bellísimo color, especialmente en el registro central, se adapta con naturalidad a la escritura de Massenet, privilegiando la expresión emocional y el canto a mezza voce. Un momento de particular intensidad fue el dueto del cuarto acto, donde Ulivieri se entregó con una emoción velada y profundamente conmovedora; igualmente cautivadora es la escena final, concebida como un último aliento que se disuelve en el sueño, que Ulivieri interpreta profundamente conmovedora. Bernardo Gaitán (operaworld.es)

Cremona Sera

Su tutti poi: Nicola Ulivieri. Un Don Quichotte teatralmente ineccepibile. Vocalmente quasi monumentale. Di una musicalità a tratti sfavillante. Ma, nel contempo, intensa. Sentita. Profondamente amara nell'ultimo atto della morte del suo personaggio. Non ha mai caricato il registro più basso per evitare che la parte potesse scivolare in accenti ulteriormente grotteschi. Roberto Fiorentini (cremonasera.it)

Le Salon Musical

Nicola Ulivieri centra alla perfezione l'immagine umana, prima ancora che nobilmente tronfia, di Don Quichotte, con una verità ed una "presa d'incoscienza", venate d'inquietudine, in parte parallele a quelle di Falstaff (entrambi i personaggi sono i testamenti spirituali dei rispettivi compositori), sfoggiando bel timbro e freschezza vocale quasi intatta, buon volume, accentazione e fraseggio squisiti, riempiendo la scena con la personalità di chi ha capito e fatto proprio ciò che canta ed interpreta. Mattia Marino Merlo (lesalonmusical.it)

Opera Libera (Cremona)

Nicola Ulivieri incarna straordinariamente quel personaggio, per il quale non occorre solo la voce, non serve solo il saper interpretare, ma è indispensabile un certo tipo di percettività che elevino l'artista oltre il ruolo. Il suo Don Quichotte è giocato perfettamente sull'alternanza tra i passaggi svettanti e le lunghe pagine dolci, delicate, giocate con tutte le nuance possibili nei piani e nei pianissimi di quell'essere umano che percorre il suo ultimo viaggio. Un fraseggio encomiabile che deriva certamente dal suo essere un grande belcantista. William Fratti (operalibera.net)

Artes News

Al centro della scena, Nicola Ulivieri firma un Don Quichotte di grande spessore. La voce ha corpo, autorevolezza, ma soprattutto una qualità narrativa rara: ogni frase sembra nascere da un pensiero, non da un automatismo vocale. Il personaggio prende forma attraverso una progressiva sottrazione, fino a un finale di intensa umanità, dove la follia non esplode ma si posa, come una stanchezza piena di dignità. Una prova davvero convincente. Alessandro Arnoldo (artesnews.it)

Opera Click

La compagnia di canto, che nell'insieme offre una prestazione di ragguardevole livello, ha la sua punta di diamante in Nicola Ulivieri, che in virtù di una tenuta vocale immacolata è capace di toccare tutte le corde del protagonista e di restituirle con intensità. Martino Pinali (operaclick.com)